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Fotografia astronomica a cura del GAV ( Gruppo Astrofili Villasanta)
30 GENNAIO 2012
(testo tratto dal loro sito)
Il Gruppo Astrofili Villasanta è stato fondato il 26 giugno 2003 da cinque amici con la passione per il cielo che ha deciso di fondare un gruppo che potesse riunire gli astrofili di Monza e Brianza. Parecchi si dimostravano appassionati all’astronomia, ma non essendoci gruppi nella zona finivano per disperdersi.
La cultura astronomica dei nostri soci è molto differenziata. I soci più esperti si occupano di vari aspetti: osservazione visuale, astrofotografia, astronautica e gnomonica. Molti dei nostri soci sono astrofili "alle prime armi" per cui abbiamo pianificato una serie di corsi, aperti anche ai non soci, di introduzione e approfondimento. I più esperti stanno invece valutando la possibilità di effettuare una ricerca scientifica monitorando le supernovae extragalattiche o rilevando la distanza di particolari stelle doppie.
Dal primo anno di attività il GAV è cresciuto molto: dai 5 soci fondatori ai circa 60 di oggi; attualmente ci siamo posti alcuni obiettivi: per prima cosa la diffusione dell’Astronomia, soprattutto nelle scuole, dove richiesto: generalmente si tratta di illustrare il Sistema Solare con immagini e diapositive che vadano a completare il normale programma scolastico. L'intervento si svolge in tre sessioni, due teoriche ed una pratica:
- prima parte: il Sole ed i suoi paneti rocciosi (Mercurio, Venere, Terra, Marte ed asteroidi)
- seconda parte: i pianeti gassosi (Giove, Saturno, Urano, Nettuno) più Plutone e i pianeti minori e le comete.
- terza parte: osservazione del Sole con i telescopi, delle sue macchie e delle sue protuberanze con particolari filtri in perfetta sicurezza per l'occhio umano.
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Fuori dal circolo |
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Corso Base di Fotografia Inizio Mercoledi' 01 Febbraio 2012 Prendera' il via il Corso Base di Fotografia riservato ai soci vecchi e nuovi del CFMz: le iscrizioni sono aperte secondo le modalita' indicate sul nostro sito.
Il programma e tutte le informazioni del corso sono online sul nostro sito
cliccando qui
Se sei intenzionato di partecipare: affrettati !!! |
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Milano: gli anni Condé Nast di Edward Steichen fino al 12 FEBBRAIO 2012 Edward Steichen è una delle figure più prolifiche, influenti e controverse della storia della fotografia. Affermato e riconosciuto pittore e fotografo a livello internazionale, nel 1923 è nominato responsabile della sezione di fotografia delle edizioni Condé Nast in particolare delle riviste Vogue e Vanity Fair, una delle posizioni più prestigiose ed ambite nel campo della fotografia commerciale.
Sebbene questo incarico andasse contro il nobile principio “l’arte per l’arte” abbracciato dal suo mentore il fotografo Alfred Stieglitz, Steichen decise di cogliere questa opportunità dopo aver concluso che la natura della fotografia è di essere utile: "Ho voluto lavorare su commissione, come un ingegnere,"
Nei quindici anni successivi, grazie alle possibilità e al prestigio conferito dall'impero Condé Nast, Steichen realizzò un'opera di ineguagliabile brillantezza, il suo straordinario talento e le sue eccezionali energie riuscirono ad enfatizzare e rendere affascinante la cultura contemporanea e le sue personalità— nella politica, letteratura, giornalismo, danza, teatro, musica, moda, opera e cinema.
Nessun altro fotografo ritrattista avrebbe potuto confrontarsi con Steichen per il numero di audaci e coinvolgenti studi che produsse per Vanity Fair e Vogue. Chi altro poteva vantare di aver fotografato molti dei migliori registi al mondo, attori, attrici, pittori, atleti, drammaturghi, produttori, poeti, giornalisti, ballerini, cantanti, scrittori?
Negli anni venti e trenta, Steichen creò un nuovo stile della fotografia di moda, che fino ad allora era stata un’incoerente e pittorica espressione, non al passo con la filosofia modernista sostenuta dagli stessi stilisti attratti dalle avanguardie del tempo. L’esposizione diretta di Steichen alle nuove correnti artistiche a livello internazionale e la sua naturale ed eclettica inclinazione lo resero l’ideale interprete della moda nel mondo della fotografia. Il suo stile innovativo, dettagliato ed illuminato ha rivoluzionato la fotografia di moda ed è ancora oggi presente nelle fotografie dei suoi discendenti quali George Hoyningen-Huene, Horst p. Horst, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe e Bruce Weber.
L'elenco completo dei ritratti di Steichen stupisce per la sua varietà. Tra più di mille soggetti fotografò i registi Cecil B. De Mille, Ernst Lubitsch, Irving Thalberg, Josef von Sternberg e Walt Disney; tra gli attori, Gary Cooper, Maurice Chevalier, Harold Lloyd, W.C. Fields e Rudolph Valentino; tra le attrici, Greta Garbo, Shirley Temple, Gloria Swanson, Claudette Colbert, Marlene Dietrich e Fay Wray; tra i pittori, Henri Matisse e Georges Rouault; tra gli scrittori, Thomas Mann, George Bernard Shaw, W.B. Yeats, e.e. cummings, Luigi Pirandello e Colette; tra i ballerini, Martha Graham, Ruth St. Denis e Fred Astaire; tra i musicisti, Igor Stravinsky, Leopold Stokowsky, Vladimir Horowitz e George Gershwin; fra gli statisti, Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Herbert Hoover; tra gli atleti, Jack Dempsey e Suzanne Lenglen; tra i giornalisti Clare Booth Luce, Walter Winchell e Walter Lippmann. Spesso nei ritratti di attrici ed artiste c’è un chiaro riferimento alla moda: Colette indossa abiti di Chanel; Hepburn di Schiaparelli, Swanson di Chanel. Ciò che colpisce oggi, circa settantacinque anni più tardi, è la versatilità del suo approccio. Steichen non guardò mai indietro, anzi costantemente riuscì a trovare nuovi e privilegiati modi per fotografare le sue modelle e i loro abiti. Un critico ammirato ha sostenuto che per essere fotografato dal maestro doveva essere "Steichenized".
EDWARD STEICHEN
EDWARD STEICHEN (1879, Lussemburgo-1973, Stati Uniti). Tre anni dopo la sua nascita, la famiglia emigra negli Stati Uniti. A quindici anni, è apprendista litografo in un’azienda di Milwaukee e frequenta le conferenze all’Arts Students League. La sua passione è la pittura che continuerà ad esercitare per oltre vent’anni, anche se nel 1895 inizia a fotografare. Nel 1899, alcune sue fotografie vengono esposte al Second Philadelphia Salon ed attirano l’attenzione di Alfred Stieglitz che ne acquista tre. Diventeranno amici e stretti collaboratori. È Steichen a spingere Stieglitz ad aprire la celebre galleria ‘291’ a New York e sarà, da Parigi, dove si stabilisce nel 1900 per studiare pittura, a proporgli le mostre di Henri Matisse, Pablo Picasso, Auguste Rodin ed altri artisti e fotografi europei che permetteranno agli americani di conoscere l’arte d’avanguardia.
Durante la I guerra mondiale, è responsabile della divisione fotografica dell’American Expeditionary Forces. Al ritorno in patria, lavora come fotografo commerciale per la J. Walter Thompson Advertising Agency e nel1923, è nominato a capo del dipartimento di fotografia della Condé Nast Publications, pubblicando su Vogue e Vanity Fair fino al 1937. Nel 1947, è nominato direttore del dipartimento di fotografia del Museum of Modern Art di New York, una carica appositamente creata per lui. Nel 1955, curerà la celeberrima mostra The Family of Man.
Dove: Galleria Carla Sozzani - Corso Como 10,(zona Garibaldi)- Milano
Orari: Lunedì 15,30-19,30 ; Martedì,Venerdì,Sabato,Domenica 10,30-19,30 ;Mercoledì e Giovedì 10,30-21,00
Info: Tel. 02 653531 , galleria@galleriacarlasozzani.org
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Milano: Robert Mapplethorpe fino al 9 APRILE 2012 Per la prima volta a Milano, una grande retrospettiva ripercorre la carriera e l’opera di Robert Mapplethorpe, tra I più importanti autori del Novecento che ha influenzato con le sue immagini dalla composizione perfetta, generazioni di fotografi e artisti.
Il suo tempo è la New York degli anni Settanta e Ottanta, quella della rivoluzione pop, del new dada e di Andy Warhol; la città creativa e disinibita della liberazione sessuale, dell’esplosione della performance e della body art.
Mapplethorpe è oggi unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo perché, come i grandi artisti sanno fare, è riuscito a essere nello stesso tempo classico e attuale: testimone del proprio tempo e astratto in una sorta di perfetta atemporalità. Le fotografie di Robert Mapplethorpe sono rigorose, composte, curate nel minimo dettaglio. I corpi, come i fiori, sono impeccabili, ritratti in ambientazioni quasi asettiche, i loro movimenti sono armonici e ricordano gli studi dell’arte e della scultura rinascimentali. La ricerca della perfezione, mito irraggiungibile per la maggior parte degli artisti, è per Robert Mapplethorpe la condizione necessaria da raggiungere in ogni suo scatto.
La mostra, proveniente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, comprende 178 fotografie e rappresenta un’occasione unica per ripercorrere, con un unico sguardo retrospettivo, il lavoro di Mapplethorpe, dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima di allora, all’omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini.
“Spesso l’arte contemporanea mi mette in crisi perché la trovo imperfetta. Per essere perfetta non è che debba essere giusta dal punto di vista anatomico. Un ritratto di Picasso è perfetto. Non c’è niente di contestabile. Nelle mie fotografie migliori non c’è niente di contestabile – così è. È quello che cerco di ottenere”.
L’estrema contemporaneità e la grande classicità di Mapplethorpe è tutta in questa possibile perfezione da raggiungere e da realizzare nel breve lasso di tempo di uno scatto, di una sessione di posa.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto.
Dove: Forma, Centro Internazionale di Fotografia - Piazza Tito Lucrezio Caro 1 - 20136 Milano
Orario: tutti i giorni ore 10-20, Giovedì e Venerdì ore 10-22, lunedì chiuso
Info: Tel. 02.5811.8067 , 02.8907.5419
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Milano 'Io amo l'Italia': 50 anni di storia dello stivale negli scatti di Leonard Freed fino al 8 FEBBRAIO 2012 Io amo l’Italia, un percorso retrospettivo nella fotografia di Leonard Freed (New York, 1929 – 2006). La storia, i costumi, gli sguardi degli italiani, visti attraverso l’obbiettivo di uno straniero.
Cento immagini in bianco e nero, tra vintage e modern print, raccolti in quasi cinquanta viaggi nel Belpaese. Una vera storia d’amore, se pensiamo che Freed si appassionò alla fotografia proprio in Italia, un posto dove “il passato è sempre presente non solo nei luoghi ma nella vita quotidiana delle gente”.
La mostra, a cura di Enrica Viganò, sarà visitabile fino all’8 febbraio 2012. Percorrendola si scoprirà anche l’aspetto più antropologico dell’indagine di Freed, attento a conoscere e rispettare i tempi ed i modi delle comunità in cui si introduce. “Sono come uno studente curioso, che vuole imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione. Poi quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere sempre molto amichevole e neutrale”. Ma anche artisticamente deciso a dare una sua precisa collocazione/interpretazione alla realtà: “Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema.”
Dove: Fondazione Stelline, Gallery II - corso Magenta 61 - Milano
Orario:mar-dom, ore 10-20 (chiuso lunedì)
Info:Tel. 0245462.411 - Website: www.stelline.it
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| Concorso fotografico interno 2011 |
Sono pubblicate le foto vincitrici nelle varie categorie  |
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| I DIFETTI DEGLI OBIETTIVI |
Aberrazione di astigmatismo
Si manifesta come una deformazione di un punto di immagine, quando viene registrato sotto forma di un trattino sul piano del sensore.  |
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