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Il tema tecnico
Ghiaccio in natura
A cura di : Davide Dian
 Una coltre di ghiaccio è scesa dall’alto avvolgendo ogni cosa: tutto è limpido, cristallino, inerte.
L’assordante suono del gelo ghermisce e frantuma.
Mi chino al suolo per cercare nella nuda terra l’ultimo alito di vita: un mondo nuovo si schiude agli occhi e riscalda il cuore.
Ovunque gemme!!
Preziose come l’emozione di un istante irripetibile, destinata a svanire coi primi raggi.
La natura non produce solo rappresentazioni spettacolari: anche il particolare più effimero e meno appariscente a uno sguardo più attento può nascondere un’opera di sorprendente bellezza e armonia.
Alla fine dell’autunno, a partire dalla metà di novembre, una drastica diminuzione della temperatura provoca una profonda trasformazione dello scenario naturale: il ghiaccio ha sull’acqua un graduale sopravvento. A partire dalle polle stagnanti, la morsa del gelo si stringe inesorabilmente su ruscelli e laghetti, impadronendosi infine anche delle cascate e dei torrenti più impetuosi. E nel suo lento avanzare il ghiaccio non solo da vita a sculture e arabeschi iridescenti, ma cattura ogni cosa incontra sul suo cammino: foglie, rami sassi, pigne…
Questa trasformazione sfugge ai più, in quanto ha luogo in un periodo considerato tra i meno fertili dal punto di vista fotografico, a cavallo tra i suggestivi colori dell’autunno e gli ovattati scenari invernali. E il clima non è tale da invitare a rilassanti passeggiate. I soggetti sono però numerosi e i fotografi più ardimentosi troveranno pane per i loro denti.
Condizioni analoghe si verificano all’inizio della primavera: all’inizio del disgelo, ogni repentino abbassamento di temperatura porta alla formazione di nuovi ghiaccioli. Come vedremo, dal punto di vista tecnico la ripresa non presenta particolari difficoltà:

SOGGETTI POSSIBILI
Sono innumerevoli: si va dalle classiche “stalattiti” di ghiaccio ai ruscelli parzialmente ghiacciati; dai rami e foglie intrappolate nella morsa del gelo alle incrostazioni di ghiaccio più varie per forma, riflessi e dimensioni. Se c’è dell’acqua in movimento (cascatelle, ruscelli) sarà bene utilizzare tempi di otturazione lenti, di almeno ½ secondo: ne risulterà un effetto “filato” particolarmente gradevole a vedersi, che contrasterà con le scultoree formazioni ghiacciate.

GLI OBIETTIVI
L’ambiente in cui ci si trova ad operare non agevola di certo i movimenti del fotografo: trovandosi spesso i soggetti in posizioni difficili o scomode da avvicinare, è preferibile ricorrere a un moderato teleobiettivo. Un 70-200 mm luminoso è l’ideale per una serie di ragioni: 1) offre la possibilità di calibrare l’inquadratura una volta che il treppiede è stato collocato nella posizione più stabile (spesso obbligata); 2) consente di operare a una distanza ottimale dal soggetto (1,5-3 metri), il che agevole l’eventuale posizionamento di fonti di luce ausiliarie (flash, pannelli) ed offre nel contempo una prospettiva corretta; 3) produce una visione chiara e luminosa anche se ci si trova ad operare in piena ombra. Se si intende scendere al di sotto della minima distanza di messa a fuoco (intorno a 1,5 metri, per questo genere di obiettivi), sarà necessario dotarsi di un tubo di prolunga da 25 mm o ricorrere al classico 100 millimetri macro.

IL CAVALLETTO
E’ necessario per almeno due ragioni:
- i soggetti sono quasi sempre in ombra, ed operando con diaframmi chiusi per avere un’adeguata profondità di campo (F. 11-16-22) i tempi di posa si protraggono spesso oltre il secondo.
- Anche nei casi in cui se ne potrebbe fare a meno (illuminazione diretta del sole o flash come fonte di luce principale) consente un più accurato controllo della composizione e della messa a fuoco
Dovrebbe essere sufficientemente robusto (diffidate dei treppiedi ultraleggeri!!), e dotato di una comoda testa a sfera; molto utili infine i puntali metallici da applicare alle estremità delle gambe, per assicurare un buon “grip” anche su superfici scivolose o ghiacciate.

IL FLASH
Risulta utile in molteplici situazioni e viene solitamente impiegato in combinazione con la luce ambiente. Allontanandolo dalla macchina con un cavetto a spirale sarà possibile posizionarlo con una certa libertà, simulando situazioni di illuminazione solare diretta (frontale, laterale e persino di controluce) o indiretta (puntandolo su un pannello riflettente bianco o dorato). Con due flash si possono realizzare tutti i possibili schemi di illuminazione, e il massimo della versatilità si ottiene con i sistemi che consentono la sincronizzazione di più flash senza cavi mantenendo la prestazione TTL. Soluzione economica ma molto valida è quella di abbinare al flash incorporato un piccolo flash manuale dotato di servocellula (Metz, Morris, ecc.): quest’ultimo sarà utilizzato come luce d’effetto o di schiarita, lasciando al lampeggiatore della macchina – che lavora in TTL – il compito di fornire l’illuminazione principale.

L’ILLUMINAZIONE
Esistono 3 tipi di illuminazione: luce ambiente, flash, mista. La sola luce ambiente è più che sufficiente in moltissime situazioni: l’illuminazione diretta del sole provoca sul ghiaccio riflessi e iridescenze di notevole impatto visivo; l’ombra scoperta offre un’illuminazione diffusa particolarmente adatta alla ripresa dei ruscelli e delle cascate. Utilizzando il flash la luce ambiente viene esclusa completamente quando si combinano diaframmi chiusi e tempi di otturazione rapidi: lo sfondo risulterà tanto più scuro quanto più si opera a distanza ravvicinata. E’ una soluzione da adottare solo qualora si vogliano ottenere immagini d’effetto: si pensi a una serie di ghiaccioli che si staccano su uno sfondo completamente nero. Un’illuminazione mista si rivela ottimale in tutti quei casi in cui si desidera:
- eliminare le ombre troppo nette provocate dal sole diretto
- schiarire una parte del soggetto
- aggiungere una luce d’effetto in controluce per dare più rilievo all’immagine
- eliminare la forte dominante azzurra, in tutti quei casi in cui si ha ragione di pensare che possa manifestarsi
Nei casi di illuminazione mista l’esposizione viene calcolata per la sola luce ambiente, aggiungendovi poi la luce flash. Le prestazione dei moderni sistemi di ripresa (TTL flash, sincronizzazione sui tempi lenti e sulla seconda tendina) rendono questa operazione semplice ed automatica. Eviteremo tuttavia di impostare gli automatismi “P” (program) e “A” (priorità del diaframma), che con flash attivato obbligano la macchina a impostare tempi di sincronizzazione rapidi (1/60-1/250).
Nella figura 1 vediamo uno dei numerosi schemi di illuminazione mista possibili.

L’ESPOSIZIONE
Se il ghiaccio risulta bianco opaco e la misurazione esposimetrica viene fatta su di esso, sarà opportuna una leggera sovraesposizione (1/2 stop). Occorre inoltre fare attenzione in alcuni particolari situazioni:
- in presenza di forti riflessi sulle superfici ghiacciate, che potrebbero falsare la lettura dell’esposimetro
- quando il soggetto occupa una porzione limitata dell’inquadratura, e lo sfondo è decisamente scuro: una lettura media causerà quasi certamente una sovraesposizione
- quando il soggetto non è posto al centro dell’inquadratura, se si utilizza il flash come fonte di illuminazione principale: salvo alcune eccezioni, la cellula TTL della macchina legge infatti solo nella zona centrale.

I FILTRI
Un filtro polarizzatore può rivelarsi molto utile, sia per controllare i riflessi delle polle d’acqua e delle superfici ghiacciate, sia come surrogato del filtro grigio qualora si vogliano ottenere tempi di posa lunghi in presenza di luce abbondante (chiudere il diaframma al massimo può non essere sufficiente). Un filtro rosato, quale il “superskylight”, consente di eliminare la forte dominante azzurra che tende a manifestarsi in talune circostanze (ghiaccioli ripresi in situazione di ombra scoperta, con cielo sereno).


Dati tecnici

Canon EOS 1n – Canon EOS 3
Canon EF-L 70-200 mm F. 2,8
Canon Macro 100 mm F. 2,8
Flash EX 550
Treppiede Manfrotto 190
Pellicola Fujichrome Velvia
Pozza gelata su un prato.
Luce diffusa, 100mm macro, ½ secondo F.22, Velvia .
Escrescenze di ghiaccio nell’ansa di un fiume.
Luce diffusa, 70-200 mm, 4 sec. F.22, Velvia .
Gemme ricoperte dal ghiaccio.
Luce diffusa, 100 macro,
4 sec. F.22, Velvia
Ghiaccioli con ruscello sullo sfondo.
Luce diffusa + flash di schiarita,
70-200 mm, Velvia .
Ghiacciolo. Chiudendo il diaframma al massimo si produce un effetto stella sul riflesso.
100 mm macro .
figura 1 – controluce con flash laterale di schiarita .
                                                                                                                                                                                               
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