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Il tema tecnico
Fotografia notturna
A cura di : Davide Dian
 La fotografia notturna è un genere fotografico che può dare grandi soddisfazioni, per la possibilità di realizzare immagini inusuali e talvolta altamente spettacolari. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, le difficoltà tecniche possono essere facilmente affrontate da chi possiede una buona conoscenza della propria macchina fotografica. Solamente nelle riprese invernali in alta montagna le cose si complicano a causa delle difficoltà che le condizioni ambientali (con temperature che non di rado scendono a – 20°) pongono al fotografo e alle attrezzature. Se ci troviamo nei pressi di un rifugio possiamo stare al caldo fino al momento propizio per lo scatto, ma sarà bene lasciare l’attrezzatura all’esterno, magari già posizionata sul treppiede, onde evitare quei fenomeni di condensa che rendono inutilizzabili le ottiche nei continui passaggi dal caldo al freddo. In alternativa potremo proteggere la macchina dagli sbalzi termici chiudendola in un sacchetto di plastica. In genere le macchine moderne sono in grado di operare a base temperature senza problemi: consiglio tuttavia di tenere le pile in tasca al caldo fino all’ultimo, prima di incominciare a scattare.

L’esposizione

Il calcolo dell’esposizione nella fotografia notturna è piuttosto complesso e solo l’esperienza ci aiuterà ad ottenere risultati soddisfacenti.
Molti sono i fattori da considerare:
- nella fotografia invernale in montagna la presenza o meno di neve sulla scena e l’intensità della luce lunare. Bisogna poi vedere se si vuole lasciar prevalere l’atmosfera notturna o se si preferisce realizzare un surreale effetto-giorno.
Con luna piena su neve, pellicola da 100 ISO e diaframma 4 impostato, l’esposizione corretta sarà di circa 1 minuto per l’effetto notturno, di circa 4 minuti per un effetto giorno.
E’ indispensabile ricordare che la luminosità della luna piena è così intensa da richiedere alcune precauzioni: se si vuole includere il disco lunare nella scena inquadrata, mantenendo una buona leggibilità dei crateri, dovremo ricorrere ad una doppia esposizione.
Si procede nel seguente modo: 1) si imposta sulla macchina il numero di esposizioni sullo stesso fotogramma desiderato (2); 2) si sceglie l’inquadratura lasciando una porzione di cielo sufficientemente ampia per collocarvi successivamente la luna; 3) si posiziona la macchina sul cavalletto per una corretta esposizione del paesaggio (ad. esempio, 2 minuti); 4) si stacca la macchina dal cavalletto e – a mano libera – si fotografa la luna avendo cura di metterla nel punto precedentemente stabilito. Per questo secondo scatto, si potrà tranquillamente scattare a 1/250 di secondo, diaframma 4. Volendo ingrandire la luna, utilizzeremo per il secondo scatto un teleobiettivo da 200-300millimetri.

- nel paesaggio urbano la presenza di intense fonti di luce puntiforme (es. fari e lampioni) può falsare la lettura dell’esposimetro. Impostiamo la macchina in manuale ed effettuiamo la lettura avendo cura di escludere tali luci dall’inquadratura. L’effetto strisciata dei fari delle automobili in movimento può essere assai gradevole: si tratterà di trovare il giusto equilibrio tra elementi statici e dinamici della composizione. Buon gusto, esperienza e fortuna avranno una parte importante nei risultati ottenuti.
In ogni caso, non limitarsi ad uno scatto solo, ma provare tempi di otturazioni differenti.

- Nelle riprese di fuochi d’artificio o di esplosioni vulcaniche l’intensità della luce al momento del “botto” è molto maggiore di quella che illumina la scena. Si consiglia di impostare la macchina sulla posa B, e di effettuare diverse prove, con tempi oscillanti tra 2 e 10 secondi. Coi fuochi di artificio si potranno fotografare più botti sullo stesso fotogramma senza particolari problemi: il cielo scuro è come una lavagna sulla quale le scie luminose e colorate di ciascun botto disegneranno una trama diversa e indipendente, sovrapponendosi a quella dello scatto precedente.

Altri consigli sull’attrezzatura

Visto che i tempi di posa andranno da alcuni secondi ad alcuni minuti, è necessario procurarsi un treppiede. Sarà bene sceglierne uno non troppo leggero e dotarlo di testa a sfera, assai più pratica rispetto alla classica testa a tre movimenti. Per esposizioni superiori ai classici 30 secondi (tempo limite di esposizione disponibili sulle reflex elettroniche più recenti), opereremo con la posa “B” e con lo scatto flessibile a distanza, meccanico o elettrico (quest’ultimo molto più costoso!), possibilmente dotato di fermo per bloccare l’otturatore nella posizione aperta. Un alternativa allo scatto flessibile è quella di realizzare più esposizioni di 30” sullo stesso fotogramma (tutti i modelli Canon consentono di impostare fino a 9 esposizioni multiple, per complessivi 4 minuti e mezzo). Non lasciamo trascorre più di qualche secondo tra uno scatto e l’altro, altrimenti le stelle lasceranno una linea tratteggiata anziché la classica strisciata.

Pellicole

Le lunghe esposizioni tendono ad accentuare i difetti intrinseci della pellicola: grana, bassa risolvenza, dominanti di colore: proprio in quei casi in cui verrebbero utili pellicole ad elevata sensibilità (400 Iso e oltre), saremo costretti ad utilizzare le classiche 50-100 ISO. Ottima la Velvia, nitida e spettacolare pur con una naturale tendenza allo slittamento verso toni verdi, riscontrabile soprattutto su cielo e neve. Validissima la Kodak Ektachrome VS 100, cromaticamente neutra e dagli ottimi blu.

Per chi utilizza attrezzature digitali, consiglio di evitare di impostare sensibilità superiori ai 200-400 ISO, pena un incremento inaccettabile del cosiddetto “rumore”, anche su attrezzature dell’ultima generazione.

Filtri

Contrariamente a quello che si potrebbe sembrare, i filtri non sono affatto indispensabili: le dominanti cromatiche (calde o fredde) hanno il merito di rievocare in chi osserva le foto le sensazioni provate al momento dello scatto: l’atmosfera glaciale di un notturno in alta montagna, i primi tepori dell’aurora, gli ultimi caldi riverberi del giorno, e così via.


Dati tecnici

Canon Eos 1, Eos 3, Eos 5, Eos 10
Digital; Nikon F 801
Obiettivi: Sigma 21-35 mm F.3,5-4,2
Canon 28-70 mm EF-L e 35 mm F.2
Nikon 180 mm F.2,8 ED
Flash Canon EX 550
Treppiede Manfrotto mod. 055 e 190
Pellicole Ektachrome Elite 100, Ektachrome VS 100 PRO, Fujichrome Velvia e Provia.
Controluna . Canon Eos 1, Ektachrome 100 Elite, Sigma 21-35mm, 1 minuto F.4,5, colpo di flash (flash tenuto a pochi metri dal soggetto, azionato manualmente)
Milano vista dalla cima della Grignetta. Canon Eos 5, Sigma 21-35 mm, 2 minuti F. 4,5, Velvia. Luna fotografata con 300 mm Canon e inserita mediante doppia esposizione
Notturno invernale dal rifugio Chiavenna. Grazie all’esposizione di 2 minuti, le stelle hanno lasciato suggestive scie. Canon Eos 1, 35 mm F.2, 2 minuti a F. 2,8, Provia 100.
Controluna nello Yellowstone N.P. (USA). Canon Eos 3, 35 mm F.2, 30 secondi F.2,8, Fujichrome Provia 100.
Stromboli, cratere principale ripreso un’ora dopo il tramonto. Canon Eos 10 Digital, 28-70 mm F. 2,8L,4 secondi F. 2,8
Las Vegas, particolare esterno al Caesar Palace. Nikon F 801, 180 mm F. 2,8, esposizione 2 secondi F. 2,8, Fujichrome Velvia.
                                                                                                                                                                                               
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